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La sovrintendenza ai beni architettonici, ha espresso parere negativo al rifacimento del palcoscenico perché è un bene storico che dovrebbe essere toccato solo per opere di manutenzione. Molti scenografi di fama internazionale, registi ed il personale tecnico del Teatro, che conoscono le potenzialità del palcoscenico, appoggiano l’ipotesi di aggiornamento delle vecchie strutture, piuttosto che buttarle via per rifarle. Il Teatro alla Scala è solo da migliorare e conservare, come i francesi hanno fatto a Parigi con l’Opéra Garnier, ristrutturando il teatro di tradizione, storico e nazionale, e costruendo l’Opéra de Paris Bastille, di forma moderna con le tecnologie d’avanguardia.

11/04/2001
da oggi riporteremo di seguito
alcune osservazioni di autorevoli professionisti
(in forma anonima per chi lo desidera, per questioni di privacy)
Da una lettera ricevuta il giorno 05/04/2001:
Gentile signora Secchi, mi scusi il ritardo con cui rispondo alla sua comunicazione, ma sono tempi di denso impegno per me. Sono al corrente da tempo delle problematiche del Teatro e del nuovo progetto di palcoscenico: in occasione del 'Laboratorio Scala' sponsorizzato da XXXXXX abbiamo avuto in incontro con i progettisti della trasformazione del palco scenico. In quell'occasioni rivolsi ai progettisti una domanda a proposito del comportamento acustico: se cioe' avessero procedure a comporre il modello del comportamento acustico della Platea e del Palco per mezzo di qualche soft-ware modellatore (sul mercato sono disponibili alcuni programmi potentissimi usate dagli acustici e dai progettisti delle sale di spettacolo: sono in grado di misurare tutte le grandezze fische che esprimono, su un modello geometrico digitale dello spazio, il comportamento del suono emesso sul palco e trasmesso in ogni punto della sala, ivi compreso l'influenza dei materiali da costruzione e di finitura; ad esempio il progr. soft. "Ramsete" messo a apunto da ricercatori della Facolta' di ingegneria di Parma). Non mi fu data alcuna risposta concreta se non il riferimento aggli studi del prof. Sacerdoti dell'Istituto Galileo Ferraris dii Torino, che datano dal 1953 al 1987, anno del rifacimento delle finitura della platea e dei palchi spettatori. Tutto cio' e' molto lontano dalle grandi opportunita' di conoscenza del comportamento acustico reale del Teatro, come potrebbe essere studiato oggi, dando forte supporto a qualsiasi decisione di progetto. Spero che queste mie informazioni le offrano qualche spunto positivo. A presto. Xxxxx Xxxxxxx.
Sottopalco del Teatro alla Scala
funzionalita’ della macchina scenica dell'ing. Secchi come da prot. n 6 del 19/09/01
Relazione del Prof. Pier Luigi Cervellati, architetto, su richiesta del Ministero dei Beni Culturali ed Ambientali - 12 ottobre 2001

1. Fino agli anni '30 del secolo scorso, il sottopalco non aveva caratteristiche peculiari. Per impianto tecnico e per misure non era considerato una componente del celebre Teatro degna di particolare rilievo. In tutte le tabelle di confronto con gli altri "grandi teatri” appare solo la sua altezza (pochi centimetri in piu’ di 6 metri) e mai la sua caratteristica funzionale, o la sua specificita’ tecnico-strutturale. La capienza della sala o la lunghezza del palcoscenico, invece, erano riportate sempre per dimostrare la supremazia della Scala rispetto agli altri teatri. Che il palcoscenico e di conseguenza. il sottopalco, non corrispondessero al disegno del Piermarini, si sapeva. Si era dovuta accorciare la profondita’ prevista in quanto non fu possibile acquistare la confinante Casa Fiorenza. Poi -nel 1814- quando si riusci’ ad allungare il palcoscenico, si ritenne tecnicamente opportuno restringerlo "riducendo di conseguenza l’apertura".
I teatri sono sempre stati oggetto di ripensamenti e di rifacimenti ancor prima di essere costruiti. La Scala dal 1778 a oggi e’ un cantiere aperto; e tale restera’ fino a quando questo teatro esistera’.
Notevoli quanto radicali trasformazioni del palcoscenico avvennero nel 1921 a opera dell'ingegnere Cesare Albertini. 16 + 6 pilastri del palcoscenico che costituivano "due ingombranti filari” vennero abbattuti e sostituiti da 3+3 colonne in cemento armato. Tutto il palcoscenico fu alzato di 7 metri e il sottopalco venne parzialmente modificato lasciando tuttavia quasi inalterato l'impianto tecnico. E' il momento in cui Toscanini, per esigenze del programma artistico-produttivo, organizza una precisa ristrutturazione del teatro. Gia’ nel 1909 aveva imposto la costruzione del "golfo mistico" o “fossa" per l'orchestra. "Del vecchio edificio - scrisse Albertini alla fine dei lavori- puo’ dirsi che non sia sopravvissuta che la sala, la vecchia gloriosa sala che vide tanta storia e bellezza, e che per i suoi insuperati pregi acustici nessuno avrebbe osato toccare". Non era vero. Anche la sala fu sottoposta a “restauri" tutt'altro che filologici o limitati al consolidamento.
Ma e’ nel palcoscenico che Cesare Albertini concentra le sue energie e la sua fiducia íngegneresca. Nel capitolo "Rinnovarnento" nel volume “Il Teatro della Scala nella vita e nell'arte dalle origini a oggi" di Vittorio Ferrari, Milano 1921, afferma: l'applicazione della tecnica modema al palcoscenico, una tecnica che si era tutta sviluppata negli ultimi decenni, aveva semplificato molti problemi, ma aveva creati altri aumentando le esigenze del pubblico che voleva sempre meglio essere illuso dalla finzione scenica e poneva al teatro problemi che non erano facilmente risolvibili coi mezzi scenici di un tempo . In passato le scene venivano sollevate mediante la manovra di argani, i quali si comandavano dalla parte superiore del teatro e richiedevano l'impiego di un gran numero di "mulini", enormi tamburi di legno che occupavano l'intero sottotetto..." Le trasformazioni continuarono e in modo ancor piu’ incisivo, negli anni '30. I radicali rinnovamenti furono eseguiti dall'ingegnere Luigi Lorenzo Secchi. E l'opera piu’ impegnativa riguardo’ proprio -nel 1937- il sottopalco che venne modificato radicalmente nella forma e nella struttura tecnica.
In una recente ricostruzione dei fatti si legge: "Albertini aveva sostituito gli antichi impianti a mano con congegni meccanici e introdotto notevoli innovazioni, ma restava da completare la meccanizzazione dei comandi del sottopalco". (Cfr. Il palcoscenico del Teatro alla Scala, Storia Documenti Progetti. Milano per la Scala 1997).
Nonostante la ricca documentazione sul teatro e, nonostante il libro del Secchi - "1778-1978. Il Teatro alla Scala” Milano 1977- che illustra la sua direzione tecnica durata per quasi 50 anni, dal 1933 al 1982, non e’ facile e neppure agevole ricostruire com’era la complessa struttura del sottopalco.
Albertini aveva operato il rinnovamento, sostituzione e meccanizzazione del palcoscenico. nonche’ la ristrutturazione di altre zone. Ma e’ Secchi che modifica il sottopalco. Cambia clamorosamente la sua struttura tecnica, mentre, in sordina, evitando gelosie di qualsiasi genere, alterera’ l'assetto estetico di tutto il complesso teatrale.
Secchi e’ un pessimo restauratore. Ed e’ un "geniale" ingegnere.
Al pari dei grandi ingegneri ottocenteschi, quando si crede inosservato, quando puo’ dimostrare la sua creativita’ tecnica, e’ audace. Nel ristrutturare il foyer, la sala stessa e nel costruire il ridotto -nell'intervenire, sia prima che dopo il bombardamento - usa stereotipi stilistici che si potrebbero definire "piccolo-borghesi". Quando interviene nelle parti meccaniche, tecnico scenografiche o strutturali, come nel sottopalco, diventa un tecnico straordinario. Nella descrizione minuziosa che fa del "nuovo palcoscenico a ponti e pannelli mobili” tradisce l'emozione di aver realizzato un' opera unica, risolvendo problemi di spazio e di tecnica non semplici e individuando nella pressione dell'acqua la forza motrice per rendere il palcoscenico funzionale a qualsiasi cambiamento e movimento.
Ed e’ con questo sottopalco che Secchi -Soprintendente Mataloni- riesce a superare lo stesso "rinnovamento" perseguito dall'ingegner Albertini con la guida di Arturo Toscanini, (ormai da anni emigrato in America).

2. La storia dei restauri e delle ristrutturazioni del Teatro alla Scala andrebbe completamente riscritta. Utilizzando in maniera oggettiva le soggettive testimonianze degli autori dei vari interventi. Non fosse altro per capire com’era esattamente la struttura del sottopalcoscenico e la sua lenta metamorfosi fino all'assetto che vediamo oggi. L'assetto che gli ha conferito l'ingegner Luigi Lorenzo Secchi. Il quale, come vedremo, ci offre una preziosa e partecipata testimonianza del suo lavoro, ma tralascia di rilevare la situazione in essere, i "vecchi impianti". Non fotografa il prima e il dopo. Come al contrario fece Albertini che nel suo testo fotografo’ "il sottotetto di un tempo" con i grandi tamburi lignei, le impalcature di supporto e le grossi funi come in una incisione di Piranesi e l'”attuale”- razionale, quasi asettico al pari di una moderna industría del novecento.
E’ ragionevole supporre che il sottopalcoscenico della Scala ripetesse, magari in dimensione limitata -ma non troppo, per l'importanza dei teatro, per la dimensione del palcoscenico, per il prestigio sempre perseguito- ripetesse i modelli in essere negli altri teatri. Osservando le diverse altezze che assume il sottopalco -all'epoca del Piermarini, dopo la ristrutturazione ottocentesca e lo stato attuale che risale alla fine degli anni '30- si puo’ dedurre che anche nel sottopalco della Scala si ripetessero i modelli riguardanti le famose "Machines de Thèatre" riportati nelle grandi tavole dell'Encyclopedie di Diderot e d'Alambert (tavole pubblicate, la prima volta separatamente dai testi, fra il 1762 e 1765). Tavole sicuramente note e non solo al Piermarini. Per tutto l'ottocento i teatri europei realizzarono impianti tecnico-scenografici secondo modelli gia’ consolidati nel settecento. Modelli che derivavano dai canoni di quel "teatro all'Italiana" messi a punto fra sei e settecento e che ebbe nei Bibiena indiscussi maestri costruttori.
Nei fatti, l'attuale ingegnoso sottopalco della Scala altro non e’ che la versione meccanizzata -e con impalcature in ferro che reggono il tavolato mobile del palcoscenico- della "machine" incisa nell'encyclopedie".
Il funzionamento e’ ancora manuale: un funzionamento che si avvale di pompe idrauliche, con "volantini di manovra della pressione dell'acqua” articolate gallerie dei "ponti”, tiri automatici, leve varie, inserite in una calcolata carpenteria metallica. Con questo complesso ingranaggio, Secchi realizza un ambiente che assomiglia alla sala macchina di un grande bastimento a vapore. L'accostamento alla nave, di dannunziano suggerimento, lo si era gia’ fatto in modo esplicito allorche’ si fece una pubblica sottoscrizione “perche’ il teatro della Scala a nuovi e maggiori trionfi armasse la prora liberamente donarono…". L'immagine poetica della Nave appartiene alla sottoscrizione degli anni “20 quando il palcoscenico e’rinnovato perdendo in parte il fascino delle macchine teatrali sei-settecentesche. Ma con la nuova costruzione del sottopalco al di la’ del boccascena, dopo il sipario di ferro, la Scala assume la valenza della sala macchine di un piroscafo.

3. La Scala fu il primo teatro europeo a essere elettrificato. L'impresa che esegui’ i lavori negli ultimi decenni dell'ottocento appartiene al ghota della nascente industria italiana: Giovanni Ansaldo. Non si e’ intervenuti nei meccanismi in legno del sottopalco -allora e per decenni ancora tutti manovrati a mano senza aiuti idraulici o elettrici- ma si sono poste le premesse per avviare i rinnovamenti e le ristrutturazioni terminate nel 1921, quando Toscanini impera e ingegnere e’ Albertini. Secchi, negli anni '30, piu’ che completare, trasforma e innova ulteriormente. "Quello del palcoscenico a settori mobili e’ un tema che merita la piu’ viva attenzione, Anche se oggi e’ ancora molto piccolo il numero dei teatri che possono permettersi messe in scena costruite e proprie.... l'ormai inderogabile necessita’ di trasformare gli esistenti vecchi impianti del palcoscenico, onde adeguarli alle nuove moderne esigenze dell'allestimento scenico, che gia’ da allora si facevano complesse e mutevoli per l'intervento, sempre piu’ ampio, della regia, nello svolgimento dello spettacolo …. tra i tre tipi di palcoscenico meccanico fu scelto quello a ponti e pannelli mobili, perche’ assai piu’ agevole di quello girevole … tutto il complesso dei ponti e delle travi portarivette fu messo in movimento dall'acqua, a sedici atmosfere di pressione. Fu scelto il mezzo idraulico per poter regolare a piacimento e graduare con continuita’ la velocita’ di innalzamento ed abbassamento dei ponti , da un minimo di sei ad un massimo di venticinque centimetri al secondo… Venne deciso di adottare un impianto coimpletamente idraulico, con esclusione di qua]siasi comando elettrico diretto: e cioe’ si cerco’ di attuare, pur sapendo le gravi difficolta’ che si sarebbero dovute vincere, per posare in piena falda freatica, nelle immediate vicinanze o sotto la zona di appoggio delle fondazioni dei pilastri del palcoscenico, la numerosa serie di occorrenti stantuffi… il palcoscenico della Scala, per la vasta superficie meccanizzata, per la grande luce dei ponti mobili e infine, e soprattutto, per la suddivisione dei ponti mobili in tre navate indipendenti, presentava difficolta’ che, in relazione ai vincoli statici, economici e di tempo, resero particolarmente complessa la determinazione del tipo di guida, da adottare per i ponti.medesimi, adottate guide rigide e dotati i ponti di una adeguata struttura che, pur essendo ridotta al minimo, richiese un certo abbassamento della quota del piano del sottopalcoscenico".
Cosi’ Luigi Lorenzo Secchi in “il nuovo palcoscenico a ponti e pannelli mobili”, del 1937. (Il sottolineato e’ nostro).

Secchi disegna un clamoroso impianto in cui la pressione idraulica, l'energia elettrica e l'abilita’ dei macchinisti, conferiranno ulteriore prestigio alla stessa Scala. Questo e’ il capolavoro di Secchi. L'opera d'arte che giustifica la sua cinquantennale permanenza alla direzione tecnica del teatro. In un certo senso questo sottopalco fa perdonare la sua totale sordita’ al restauro.

In breve. Il sottopalcoscenico del Teatro alla Scala di Milano e’ un opera d'arte. Appartiene alla cosiddetta "archeologia Industriale". E' la parte piu’ "autentica" e affascinante di tutto il teatro. A 65 anni dalla sua costruzione continua a rappresentare un "monumento" della tecnica e della meccanica teatrale. Per anni ha rappresentato un modello di efficienza e funzionalita’. La sua peculiarita’ consiste nel aver assunto l'acqua quale mezzo motorio. La pressione Idraulica che, lo si sottolinea, sostituisce quella elettrica, conferisce a questo Impianto il significato (e il valore) dell'ultimo modello di "macchina" teatrale di derivazione sei-settecentesca.
Perduti o resi inutIlizzabili la stragrande maggioranza degli Impianti originali In legno, questo della Scala assume un rilievo davvero particolare.
Specie e soprattutto, se si potesse continuare a utilizzarlo senza apportare modifiche, ma operando con interventi di ordinaria manutenzione.
Cio’ forse non e’ possibile. E non per questioni di "natura" teatrale. La necessita’ di adeguarsi con tecniche sempre piu’ sofisticate alle istanze proprie deflo spettacolo teatrale. "E' sempre stato cosi’” e la storia degli ultimi decenni -nonche’ cio’ che si sta facendo in questI mesi all'interno e all'esterno del Teatro alla Scala-, e’ ampia conferma di un continuo rinnovamento Iniziato nel momento stesso che si avviava la costruzione del progetto dei Piermarini. E, tuttavia, le questioni di “carattere teatrale" potrebbero essere superate anche senza considerare il Teatro alla Scala il "museo" di se stesso. (Come per altro a chi scrive piacerebbe molto). I problemi Inerenti la sicurezza e l'ambiente di lavoro impongono soluzioni che -se attuate- stravolgerebbero l'impianto secchiano.
La sostituzione dell'Impianto del sottopalco non e’ giustificabile solo -o In via prioritaria- per dare continuita’ all'evolversi della Scala nel nuovo secolo, argomento che puo’ trovare sostenitori e oppositori, ma e’ in particolare la salvaguardia dell'impianto stesso a suggerire il suo trasferimento in altra sede (l'Ansaldo, come la Soprintendenza stessa del Teatro ipotizza). Gli Interventi necessari alla sicurezza pongono questioni assai delicate. Ho potuto constatare di persona che in molte zone sono necessarie delle radicali modifiche al fine di evitare pericolosi Incidenti. Forte e’ il contrasto con la normativa vigente. Una normativa che si modifica di anno in anno e resa giustamente sempre piu’ rigida in seguito al fatti luttuosi che si sono manifestati in varie sedi teatrali. L'adeguamento a questi dispositivi di legge romperebbe quell'equilibrio tecnico-formale proprio di quest'opera straordinaria.
L'involucro edilizio e’ parte integrante della "macchina" che racchiude. Non puo’ essere modificato senza alterarla. Per adeguarlo alle esigenze di un ambiente di lavoro non pericoloso e igienicamente idoneo si deve intervenire. Con le conseguenze prime accennate. Questo ambiente, cambiato ripetutamente nel corso degli armi, non puo’ essere considerato "storicizzato" anche se l'assetto attuale risale a oltre cinquant'anni fa.
In pratica, l'occasione dei nuovi lavori dovrebbe favorire la predisposizione anche di un nuovo "museo" all'Ansaldo, a esempio, dove si ipotizza Il trasferimento dell'impianto del sottopalco e in vicinanza, se non sbaglio, di altre attrezzature culturali; "museo" o luogo espositivo che lasciando liberi lo spazio dei museo esistente oggi all'interno dei complesso teatrale, potrebbe costituire un evento culturale non meno significativo dei lavori di rinnovamento in corso. E sarebbe anche un modo per conferire ulteriore "centralita’" a zone un poco marginali. Un nuovo museo della Scala -arricchito dalla presenza della "macchina" del sottopalco- potrebbe bilanciare la perdita, all'interno del Teatro, di un capolavoro dell'archeologia industriale.