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Corriere della Sera - Martedi’ 10 Dicembre 2002
CRONACA_MILANO
"Scala, i fondi ci sono e il cantiere va avanti"
Urbani: bene i lavori di restauro. Il Comune: ora il governo rispetti gli impegni nella finanziaria
Dopo la minaccia di Tremonti del taglio ai fondi della Scala, in Comune arrivano in diretta le rassicurazioni di Urbani, anche se per i maligni si potrebbero prestare a una doppia interpretazione. Il ministro per i Beni Culturali, a Milano per inaugurare la Sala Alessi di Palazzo Marino appena restaurata, ha spiegato che "i problemi finanziari per la Scala non esistono". "I fondi ci sono e sono garantiti - ha sottolineato Giuliano Urbani -. Avete mai sentito che il cantiere e’ fermo perché mancano i finanziamenti? I lavori di restauro e ampliamento del palcoscenico proseguono nel modo piu’ rigoroso: ne sono responsabili i nostri sovrintendenti". In realta’, da dove arriveranno gli stanziamenti non e’ detto espressamente e finora ha pagato tutto il Comune. Ma, poco dopo, il ministro e il sindaco tornano sull’argomento a pranzo e il commento successivo dello staff di Albertini e’ questo: "Ci aspettiamo di leggere nella Finanziaria tutti gli impegni presi dal governo e le cifre sono le stesse di cui ha parlato Berlusconi". L’impressione, nel Palazzo, e’ che sui temi culturali ci sia "molta sintonia" tra Milano e Roma, ma che i quattrini siano pochi. Tornando alla Scala, il ministro ha aggiunto di essere soddisfatto per come "il cantiere va avanti dal punto di vista della tutela e del restauro" e ha preferito non entrare nel merito della sentenza del Tar che ha accolto in parte il ricorso di Legambiente contro l’intervento al Piermarini. "Questo e’ un problema amministrativo che riguarda il Comune - ha chiarito -. Noi ci siamo interessati perché il restauro avvenisse nel rispetto delle valutazioni artistiche, e proprio per questo avevano sollecitato la partecipazione al progetto di Botta". Sulla sentenza, invece, torna il sindaco rispondendo al centrosinistra che sollecita una nuova gara d’appalto. "Invito l’opposizione a rileggere la sentenza del Tar - dice - e a cogliere in quel testo gli elementi che escludono qualsiasi possibilita’ di questa natura. E’ un provvedimento che deve essere formalmente approvato dalla giunta, cosa che informalmente e’ gia’ avvenuta". La delibera chiesta dai giudici, pero’, non verra’ votata nella seduta di oggi.
Il Comune intende studiarla con calma, visto che si aspetta un nuovo ricorso. Non se ne parlera’ fino a dopo Natale e nel frattempo il cantiere procedera’ a pieno ritmo. "Fino a settembre - rimarca il direttore dei lavori, Antonio Acerbo -siamo impegnati sul progetto Parmegiani, quindi non ci sono problemi". Rinviato anche il dibattito in consiglio. Alla riunione dei capigruppo, il presidente dell’assemblea Giovanni Marra ha spiegato che la giunta sta ancora valutando la sentenza, insomma non e’ pronta a relazionare in aula. E se le opposizioni accettano il rinvio della discussione, premono per la visita al cantiere. "La stiamo organizzando", assicura il sindaco. La data si sapra’ oggi ma sara’ in settimana.
Rossella Verga


Corriere della Sera - sabato , 07 dicembre 2002
"Il cantiere della Scala non si fermera’
Verdetto del Tar, Comune soddisfatto. L' opposizione: appalto irregolare, ora serve un vero concorso
Verga Rossella

Un patema d' animo lungo qualche settimana. Culminato in una grande beffa. Il Tar aspetta la vigilia della prima agli Arcimboldi per depositare la sentenza sul ricorso (presentato da Legambiente, altre associazioni e privati) sull'intervento di restauro in corso alla Scala. E, dopo un rincorrersi frenetico di informazioni, in serata ciascuno canta vittoria: i ricorrenti “perche’ finche’ la giunta non approvera’ il progetto Botta tutta l'opera attuata in realizzazione di questo progetto si deve considerare abusiva” e l' amministrazione “perche’ il Tar ha bocciato 15 su 16 punti contestati e la delibera per il progetto Botta la approveremo gia’ martedi’ prossimo”. Per i giudici amministrativi, l'intervento firmato da Mario Botta, e a lui commissionato dalla ditta che si e’ aggiudicata la gara d'appalto secondo le norme dell'appalto integrato, non puo’ ritenersi il progetto esecutivo del progetto definitivo che era stato votato. In concreto, stando al Tar, per realizzare il progetto Botta questo deve essere approvato dalla giunta. Di certo c' e’ che il cantiere non si ferma, anzi il Comune e’ deciso ad approvare nel giro di pochi giorni “un piano di accelerazione dell'intervento”. Secondo gli avvocati dell'amministrazione, infatti, “il progetto puo’ essere approvato anche per fasi successive”. “Finora ci si e’ limitati alle demolizioni previste nel progetto Parmeggiani deliberato - precisa Palazzo Marino - e nulla della parte relativa all'intervento di Botta e’ stato fatto”. Indi , basta arrivare in corsa con l'okay senza che cio’ comporti alcun blocco dei lavori. Blocco peraltro di cui il Tar non parla mai espressamente. “Come al solito si comportano da arroganti - commenta in proposito la consigliera ambientalista Milly Moratti -. La verita’ e’ che di questa sentenza dobbiamo essere tutti tristi come milanesi”. “Il Tar ha stabilito che avevamo ragione - spiega -. Purtroppo, nel frattempo ci siamo persi la Scala. Comunque, dal punto di vista procedurale e’ stata fatta chia rezza”. Milly Moratti non ha dubbi su come ora si dovrebbe procedere: “Bisognera’ pensare con dignita’ culturale e anche civica a fare un concorso internazionale vero. Perderemo sei mesi, ma alla fine i cittadini ci saranno riconoscenti”. La consigliera parla di “procedure che non hanno rispettato le leggi” e sventola l'articolo 140 del decreto 554 del presidente della Repubblica, dove si da’ la definizione di “appalto integrato”, il percorso cioe’ scelto per la Scala. “Il progetto esecutivo non puo’ prevedere alcuna variazione alla qualita’ e quantita’ delle lavorazioni previste dal progetto definitivo". "E' evidente che il progetto Botta prevede variazioni”. “Non ci hanno voluto sentire - conclude - e adesso abbiamo un problema tutti, andando incontro a uno stop del cantiere”. Pierluigi Mantini, deputato della Margherita che ha presentato un'interrogazione parlamentare sul caso, afferma che “al di la’ del pasticcio evidente, la cosa non e’ cosi’ semplice come sostiene il vicesindaco. I lavori sono basati su un primo progetto al quale il ministero non ha mai dato il nullaosta e sono proceduti con demolizioni vastissime anche queste non approvate”. Condivide il capogruppo della Margherita a Palazzo Marino, Alberto Mattioli: “Questa sentenza - attacca - e’ l'esito della mancanza di trasparenza. E il blocco dei lavori ora di fatto e’ automatico”. Mattioli insiste poi sul “danno d' immagine”: “Una figuraccia su scala mondiale”. Basilio Rizzo, di Miracolo a Milano, e’ l'unico consigliere comunale che ha firmato il ricorso: “Sono soddisfatto che sia stata riconosciuta la correttezza della nostra protesta - scandisce -. Il clou della questione e’ se il progetto Botta fosse lo stesso progetto o un'altra cosa, e su questo il Tar e’ inequivoco. I giudici amministrativi non dicono altro, ma per me nuovo progetto vuol dire anche nuova gara”. “Se poi la giunta - incalza - ritiene che in base al dispositivo del Tar si possa procedere con il cantiere, noi siamo solo contenti. Io non vinco la mia guerra se ritardo la ricostruzione della Scala”. Fatto sta che, nel momento in cui la giunta procedera’ all' approvazione del progetto Botta, ovvero, secondo il Comune, “di una parte solo aggiuntiva del progetto Parmeggiani gia’ approvato”, i ricorrenti ritengono di potersi appellare al Consiglio di Stato. Chiederanno di rifare la gara d'appalto. Rossella Verga

1778 L' ANNO
E' il 1778 l'anno al quale risale l'impianto originario della Scala, che nel corso di 224 anni ha subito una serie di modifiche agli spazi interni e agli impianti di scena
859 I GIORNI
Le giornate consecutive necessarie per lo svolgimento dell' intervento di restauro e ristrutturazione del teatro del Piermarini sono 859. Finora il programma e’ stato rispettato
PIERMARINI
Dopo l' incendio del Regio Ducal Teatro, il Piermarini costrui’ la Scala in soli due anni. Venne inaugurata nel 1778
PARMEGIANI
L'elaborazione di progetti di restauro per la Scala inizio’ negli anni Novanta e si e’ concretizzata in quello di Parmegiani
BOTTA
Le perplessita’ mosse dalla Soprintendenza al progetto approvato hanno spinto ad assegnare l'esecutivo a Mario Botta
RICORSO
Il ricorso al Tar e' stato presentato nella primavera scorsa. Per i ricorrenti quello di Botta non e’ un “esecutivo”, ma un progetto
DECISIONE
Il Tar ha accolto questo aspetto dei ricorrenti, chiedendo pero’ solo una approvazione della giunta comunale
Riccardo De Corato: Una vittoria. Il Tar ha bocciato 15 su 16 punti contestati
Milly Moratti: Si e’ fatta chiarezza Ora ci vuole un concorso vero
Basilio Rizzo: Per me nuovo progetto vuol dire anche nuova gara


sabato , 07 dicembre 2002
Scala, il Tar “frena” i lavori di restauro
Il progetto Botta va approvato in giunta. L' opposizione: appalti da riassegnare Il cantiere non si ferma e gia’ martedi’ potra’ arrivare il via libera della maggioranza L'ipotesi di ricorso al Consiglio di Stato
Panza Pierluigi

MILANO - Alla vigilia della “prima” della Scala agli Arcimboldi e’ stata depositata la sentenza del Tar della Lombardia sul ricorso presentato da Legambiente e altre associazioni sull'intervento di restauro al Teatro del Piermarini. La sentenza accoglie solo in parte le richieste dei ricorrenti, su due punti: la loro legittimita' a ricorrere e il fatto che l'intervento firmato da Mario Botta e a lui commissionato dalla ditta secondo le norme previste dalla "progettazione integrata" non puo' riten ersi un progetto esecutivo del definitivo approvato. "La nuova progettazione di Botta - si legge nel dispositivo - ha invaso un campo che risulta pertinente alla fase del progetto definitivo". LA SENTENZA - E dunque la sentenza ritiene non legittimo l'atto del 7 marzo 2002 con cui si era data via libera al progetto e chiede che la Giunta lo approvi. Nella sentenza il Tar non richiede espressamente la sospensione dei lavori. L'approvazione della Giunta e', di per se’, una formalita'. "Martedi' convocheremo la Giunta - ha gia' fatto sapere il vicesindaco De Corato - e approveremo il progetto". Secondo gli avvocati del Comune, infatti, "questo progetto puo' essere approvato anche per fasi successive". Ma proprio l'approvazione della Giunta, secondo i ricorrenti, aprirebbe una controversia sull'aggiudicazione della gara d'appalto. "Se il progetto Botta deve essere approvato, allora e' un nuovo progetto - affermano Basilio Rizzo e Milly Moratti - e quindi la gara d'appalto sulla base del vecchio progetto non puo' piu’ essere valida e va rifatta". Nel momento in cui la Giunta procedera' all'approvazione del progetto Botta, gli oppositori ritengono di poter ricorrere al Consiglio di Stato chiedendo l'annullamento dell' appalto. Il Comune non chiudera' il cantiere, in quanto ritiene che i lavori di demolizione per ora fatti "erano completamente compresi nel progetto Parmegiani approvato". Quindi approvera' anche l'intervento di Botta. Attendera' quindi le mosse dei ricorrenti, che potranno "accontentarsi" del riconoscimento parziale ottenuto e di essere ammessi a visitare il cantiere, o potranno ricorrere al Consiglio di Stato chiedendo il rifacimento della gara d'appalto. Solo nel caso in cui questo ricorso dovesse essere presentato e accolto saremmo di fronte a una dilatazione dei tempi dell'intervento, che potrebbero far slittare la riapertura della Scala oltre il 7 dicembre 2004. I PRECEDENTI - Ma come si e' arrivati a questo punto? La proposta di un intervento di restauro alla Scala risale all' inizio degli anni '90, dopo la nomina di Carlo Fontana alla soprintendenza. Da allora cominciarono, sotto varie Giunte, a essere elaborati e approvati dei progetti. A fine anni '90 i Vigili del fuoco avevano sancito la "non agibilita'" del teatro in relazione alle norme vigenti (E COME MAI C’ERANO MOZZICONI DI SIGARETTE SULLA VOLTA IN LEGNO DELLA SCALA, DOVE STAZIONAVANO I VIGILI DEL FUOCO DURANTE LE RAPPRESENTAZIONI?). Questo e altri motivi hanno portato all' approvazione di un progetto con competenze multiple facente capo, per quelle architettoniche, a Giuliano Parmegiani. Il progetto e' stato approvato. L' APPALTO - L'appalto e' stato attribuito per gara alla Lega delle cooperative. Queste, in accordo con il Comune, e tenendo conto delle valutazioni della Soprintendenza ai Beni architettonici, con appalto integrato hanno affidato a Botta il progetto esecutivo. Tale progetto e' stato presentato la primavera scorsa. Allora sono sorte critiche, in generale, all' intervento. Dopo il sopralluogo del sottosegretario Vittorio Sgarbi, l' intervento e' stato approvato dal Ministero per i Beni Culturali. Il cantiere e' stato aperto a luglio e sono iniziate le demolizioni. Da allora le Opposizioni e gli Ambientalisti, rivolgendosi alla Procura di Milano e al Tar, hanno contrastato le modalita' dell'intervento e sottolineato che quello di Botta non era un esecutivo, ma un nuovo progetto da approvare.
Pierluigi Panza

sabato , 07 dicembre 2002
Il Tar sulla Scala: il restauro torni in giunta
Verdetto alla vigilia della prima agli Arcimboldi: la cupola di Botta non era stata approvata. Il Comune: e' solo una formalita'

Alla vigilia della "prima" della Scala e' stata depositata la sentenza del Tar sui lavori di ristrutturazione. I giudici amministrativi accolgono solo in parte le richieste dei ricorrenti (Legambiente, altre associazioni e privati) e stabiliscono che l'intervento firmato da Mario Botta non puo' ritenersi il progetto esecutivo del progetto definitivo che era stato approvato. Il Tar ritiene pertanto illegittimo solo l'atto del 7 marzo 2002, con il quale "il responsabile del procedimento del Comune "ha dato il via libera al progetto Botta senza una delibera. Secondo i giudici, che non parlano di sospensione dei lavori, per realizzare l' intervento di Botta questo deve essere approvato invece dalla giunta. Il Comune canta vittoria e fa sap ere che il progetto in questione verra' approvato martedi' prossimo. L' amministrazione precisa inoltre che finora non e' stato fatto nulla, se non le demolizioni previste. Secondo i ricorrenti e le opposizioni, pero', "nuovo progetto significa nuova gara" . Cosi', nel momento in cui la giunta dovesse procedere all' approvazione, scatterebbe il ricorso al Consiglio di Stato per chiedere di rifare la gara d'appalto. Per Milly Moratti, "ora ci vuole un concorso internazionale". E se il vicesindaco De Corato e' convinto che l'approvazione in giunta del progetto Botta sia solo una formalita', l'esponente di Miracolo a Milano, Basilio Rizzo, osserva: "Se l'amministrazione ritiene che con questa sentenza si possa procedere con il cantiere noi siamo solo contenti. Io non vinco la mia guerra se ritardo la ricostruzione della Scala" . " Ma le procedure - concorda il centrosinistra - devono essere corrette" .

sabato , 07 dicembre 2002
IL GINEPRAIO

Vergani Guido

Un mese fa, rispondendo a un lettore (ANDATE A VEDEREN NELLE NEWS 2002....21 novembre2002), con "la franchezza di chi non ha mai avuto tenerezze nei confronti del governo cittadino", avevo sostenuto che le ragioni adottate dall' opposizione erano pregiudiziali (lamenti sulla sorte di un' acustica che un 'eterna bugia ha spacciato per perfetta; lamenti sulla dissacrazione dell'ormai inesistente Piermarini) e politicamente strumentali perche’, se la Giunta Albertini non riuscisse a tenere fede alle date, andrebbe incontro a una totale perdita di credibilita'. Adesso non cambio idea, anche se la seconda sentenza del Tar, dopo un primo pollice verso nei confronti dei ricorrenti parallelo a un non luogo a procedere, a un "imprimatur" ai lavori della magistratura ordinaria, archivia tutte le motivazioni del ricorso tranne una, ritenuta formale dal Comune e tanto sostanziale dalla minoranza da aprire un'ampia, comoda strada verso il Consiglio di Stato. Se riesco a districarmi nel ginepraio tecnico, il Tar afferma che il progetto esecutivo di Botta per la ridefinizione architettonica dei volumi emergenti avrebbe dovuto essere approvato dalla Giunta, come era stato approvato dalla Sovrintendenza ai Beni Architettonici che quella ridefinizione aveva chiesto. Secondo l'opinione della maggioranza a Palazzo Marino e di chi, alla Scala, si occupa della ristrutturazione radicale del palcoscenico, la scelta di adottare il sistema dell'appalto integrato non obbligava a un secondo "timbro". Approvato il progetto definitivo (e' opera di ingegneri e architetti interni al Comune), espletata la gara d' appalto, doveva essere l'impresa vincitrice a redigere l'esecutivo chiamando chi voleva. Lo ha fatto per la struttura, per l'impiantistica e, quando la Sovrintendenza ha chiesto di rivedere architettonicamente quel che emergeva dal tetto, lo ha fatto chiamando - ma l'imbeccata gli e' venuta da Vittorio Sgarbi, allora sottosegretario ai Beni Culturali- Mario Botta per l' architettura. La Sovrintendenza ha punzonato il suo progetto esecutivo. La Giunta ha ritenuto fosse una perdita di tempo. Adesso, i ricorrenti sostengono che occorre rifare l'appalto. Decidera' il Consiglio di Stato, se l'opposizione riterra' che la carta di un ricorso possa pagare politicamente. In quella mia risposta a un lettore, scrivevo: "L'ingranaggio e' delicatissimo. Basta un italico granellino per farlo grippare. Milano non lo meriterebbe". Non meriterebbe che una sbrigativa, magari anche proterva negligenza (se c' e' stata, se hanno ragione gli oppositori) bloccasse i lavori, destinasse la Scala a tempi veneziani (La Fenice) e baresi (il Petruzzelli). Io penso che la politica e l'opposizione non si fanno a colpi di ricorsi e, in questo caso, contro l'interesse generale della citta': quello di riavere presto e bene - Higini Arau, il tecnico del suono che ha cosi' straordinariamente lavorato al Liceu di Barcellona, ricostruito da zero in meno di tre anni, e' stato messo sotto contratto come consulente acustico- il suo teatro-simbolo.

sabato , 07 dicembre 2002
Il rebus della giunta "Ma dov' e' la sentenza?"
Il vicesindaco strapazza i funzionari: "Siamo gli ultimi a sapere cosa e' successo"
Soglio Elisabetta

Il paradosso e' che il sindaco non sapeva nulla. Il tam-tam e' partito dalle opposizioni, gli avvocati che avevano steso il ricorso hanno confermato l'indiscrezione e hanno indetto una conferenza stampa per le 19. E dunque, mentre Albertini ascoltava il primo messaggio alla citta' del cardinale Dionigi Tettamanzi, in via Passione i legali spiegavano la sentenza che - a loro dire - conferma la non correttezza delle procedure usate per i lavori alla Scala. Intanto, a pochi metri dal sindaco, nella basilica di Sant'Ambrogio, un rappresentante del Tar si limitava a confermare che si', in effetti era stata depositata la sentenza. Il contenuto? "E' meglio che la ritiriate domani...". Friggevano, i collaboratori del sindaco, affannandosi in un mare di telefonate per raccattare notizie qui e la'. E il vicesindaco Riccardo De Corato aveva gia' strapazzato tutti i funzionari dell' ufficio avvocatura: "Ma come? Quelli fanno la conferenza stampa e noi non sappiamo nulla?". Qualcuno e' andato a cercare sul sito del Tar, che confermava l'avvenuto deposito della sentenza, con due scarne righe riassuntive: "Parzialmente accolto il ricorso". Una pugnalata. Albertini era sempre la', composto nella navata centrale di Sant' Ambrogio. Di fianco a lui, il presidente del consiglio comunale Giovanni Marra immaginava gia' il film dell'orrore: la delibera torna in consiglio, comincia il braccio di ferro con le opposizioni, il cantiere si ferma, tutti attaccano il Comune... Un delirio. Alla fine, De Corato ha perso la pazienza. E' saltato fuori il numero di telefono del presidente del Tribunale amministrativo e il vicesindaco si e' attaccato alla cornetta: "Abbiamo bisogno della sentenza, domani il sindaco deve fare il discorso alla citta'. Cosa dice se non sappiamo cosa avete deciso?". Il presidente si e' convinto e un' auto blu, con a bordo l'avvocato Rita Surano, e' partita verso la casa privata. Dopo pochi minuti, al primo piano di Palazzo Marino, tutti erano seduti intorno al tavolo con la copia della sentenza. Letta d' un fiato, poi riletta e letta ancora. Fino al commento: "Abbiamo vinto, su tutta la linea". Identico a quello delle opposizioni.
Elisabetta Soglio


Corriere della Sera - MILANO
Domenica 8 Dicembre 2002
Il sindaco conferma che la sentenza del Tar non fermerà i restauri: «Vogliono il timbro della giunta? Li accontenteremo»
Albertini: sulla Scala abbiamo vinto 15 a 1, adesso faremo vedere il cantiere
Garantita la sicurezza, porte aperte ai consiglieri: qualcuno potrebbe restare ai lavori forzati
«E adesso apriamo il cantiere. Anzi, magari qualcuno dei consiglieri comunali lo lascio dentro, ai lavori forzati». Malgrado la sentenza del Tar, malgrado la tensione per l’incontro con gli operai dell’Alfa, malgrado quasi due ore in piedi a stringere mani e consegnare Ambrogini, malgrado tutto il sindaco Gabriele Albertini ha perfino voglia di scherzare. O forse non scherza troppo. Dunque, signor sindaco. Come valuta la sentenza del Tar?
«Direi che la vicenda si chiude con un punteggio da rugby: 15 a 1 e quell’uno è un dettaglio formale. Ci hanno detto che la firma e il timbro che noi abbiamo fatto mettere a un dirigente del Comune dovranno invece essere verbalizzate dalla giunta comunale: li accontenteremo, ma soprattutto cercheremo di accelerare i lavori per finire nei tempi fissati o magari anche prima del mitico 7 dicembre 2004».
Ma davvero è così tranquillo? Non teme che questa sentenza possa in realtà dare il via ad altri ricorsi e battaglie giudiziarie?
«La mia preoccupazione è un’altra. Chi vuole impedirci di fare, per poi poterci accusare di non avere fatto, ricorrerà al Consiglio di Stato su questa pronuncia del Tar. E ricorrerà al Tar su quel timbro e quella firma che metteremo al verbale di giunta quando nei prossimi giorni approveremo, come chiede il tribunale, il progetto esecutivo. Troveranno di tutto per bloccarci».
E adesso aprirà il cantiere, come aveva promesso?
«Certo. Avevo detto che aspettavamo la sentenza del Tar e quindi ora, il tempo di organizzare quello che serve per la sicurezza, apriremo. Anzi, potremmo proporre i lavori forzati per qualche consigliere...».
Cosa pensa delle modalità con cui è stata resa nota la sentenza: a cancelleria chiusa, la sera prima di Sant’Ambrogio?
«Qualche giorno fa, qualche indiscrezione ci aveva segnalato che era prossima la sentenza e che ci sarebbe stato un assenso quasi completo alle nostre procedure. Ieri (l’altra sera, ndr) c’è stato un momento in cui pareva smentita questa voce. In quell’ora io mi trovavo davanti all’altare di Sant’Ambrogio: si vede che ci ha pensato lui a rimettere a posto le cose...».
Cosa pensa del fatto che la Rai abbia preferito Assisi a Milano per il tradizionale concerto di Natale?
«Non ne sapevo nulla, eppure come presidente della Fondazione dovrei essere informato... Certo, non può che spiacermi anche per il mancato corrispettivo economico. Comunque, le scelte che fa la Rai sono tutte legittime».
Parliamo di Alfa. Lei ha premiato gli operai, ma da loro è arrivata anche qualche contestazione. Come risponde?
«Ritengo che siano comprensibili la tensione e lo stato d’animo di queste persone che stanno lottando per il loro posto di lavoro: mi è parsa comunque una protesta molto garbata. La mia risposta consiste nel ribadire il mio impegno a trovare sbocchi occupazionali e francamente mi pare che finora non ci siano state altre proposte concrete, al di là delle molte dichiarazioni di solidarietà».
Continua a lavorare all’idea di una cooperativa di taxisti?
«Sì, aspettiamo sempre che la Regione sblocchi le licenze. E vorrei precisare che si tratta anche di inventare posti per addetti all’officina e alla manutenzione, per impiegati logistici e poi, certo, per tassisti che potrebbero viaggiare su auto Alfa».
Gli operai l’hanno invitata al loro presidio. Ci andrà?
«Devo pensarci. Per ora, ho invitato loro da me per costruire insieme una alternativa. Come principio, vorrei essere propositivo nella concretezza invece che nelle manifestazioni».
Il messaggio di questo Sant’Ambrogio?
«Al termine di questo anno difficile, insisterei sulla necessità di una politica al servizio dell’uomo. Si avverte il bisogno di discutere delle cose che servono, di decidere per fare e non per impedire agli altri di fare. Troppo spesso i grandi principi vengono disattesi da egoismi di parte o da obiettivi strumentali».
E. So.

Domenica 8 Dicembre 2002
CRONACA_MILANO     
IL RESTAURO DELLA SCALA
E domani arriva a Palazzo Marino il ministro Urbani
E per domani è atteso a Milano il ministro ai Beni Culturali, Giuliano Urbani. Una visita in forse fino all’ultimo, ma confermata alla luce della sentenza del Tar. Urbani sarà dunque a palazzo Marino alle 11 per presentare il restauro della sala Alessi insieme con il sindaco. E, subito dopo, sarà ospite a pranzo di Albertini per discutere inevitabilmente anche della strategia da adottare sul dopo-sentenza. Nel frattempo, il senatore verde Fiorello Cortiana ha chiesto ieri che il ministro Urbani si presenti in commissione settima (presieduta dal senatore Ascutti) per un’audizione sull’intera vicenda: «Non accettiamo - spiega Cortiana - l'immagine di una opposizione guastafeste a fronte di una giunta che vuole fare concretamente. Il fatto è che il Teatro alla Scala è troppo importante per Milano e per la cultura europea, perciò il suo recupero deve essere di qualità e le procedure devono essere trasparenti». Urbani - ricordano i suoi portavoce - finora ha sempre rassicurato il governo e i parlamentari, spiegando di essere costantemente aggiornato sullo stato dei lavori, soprattutto grazie ai rapporti con i soprintendenti che fin qui hanno sempre difeso il progetto e le modalità scelte dall’amministrazione comunale per attuarlo. E domani esaminerà la situazione con il sindaco.


Domenica 8 Dicembre 2002
CRONACA_MILANO
Arcimboldi, una festa per la Scala in periferia
La giunta arriva con la metrotranvia: la città è cambiata. Protesta di Arese in teatro. Ovazione per Muti
L’ouverture è un comunicato sindacale. Buio in sala, e l’applauso d’esordio della «prima» scaligera non è rivolto a Riccardo Muti né a Gluck ma ai lavoratori dell’Alfa di Arese che diffondono un comunicato strapazzando governo e azienda, «hanno distrutto e sabotato gli accordi con il sindacato». Battimano generali, commozione, attestati di solidarietà nell’intervallo, ministri che abbozzano - l’unico che ha l’aria furibonda è Giulio Tremonti - e meno male che c’è Sergio Romano ad attingere un po’ di ironia: «L’ho trovato curioso: vede, se negli Stati Uniti un’industria licenzia le azioni salgono, se lo fa in Europa si sciopera. Qui abbiamo visto che si sciopera e la borghesia applaude». Muti e Gluck si sono rifatti (ampiamente) a fine serata, un trionfo, dieci minuti buoni di ovazione a loro e agli interpreti. E del resto c’è da dire che l’occasione, nel caso dell’Alfa, non poteva essere più azzeccata. Non è solo per il fatto che non siamo nel Teatro di Piermarini e qui, agli Arcimboldi, si arriva sugli stessi binari che portavano gli operai bresciani e bergamaschi al reparto «nerofumo» delle gomme, schiscetta di latta per il pasto e grappino al bar della stazione per carburare. Iphigénie en Aulide mette in scena un sacrificio che non si compie, e forse è benaugurante che il Maestro abbia scelto la versione finale di Wagner, con buon pace di Racine, il ritorno al vecchio Euripide che salva la fanciulla con l’intervento del classico deus ex machina , chissà che non ci sia una Diana anche per gli operai di Arese.
Nell’attesa, la Scala non ha avuto esitazioni: «Siamo sensibili al problema dei lavoratori e abbiamo ritenuto di far leggere il loro appello», spiega il sovrintendente Carlo Fontana. E il maestro Muti: «Siamo tutti drammaticamente colpiti da questa vicenda. Spero che la lettura in una sala con duemilacinquecento persone abbia fatto sentire che la Scala è vicina a questi lavoratori in grandissima difficoltà». Il testo è stato letto dal direttore di sala Luca Bonini, «signore e signori buonasera, prima della rappresentazione di Iphigénie desideriamo darvi lettura del comunicato dei lavoratori dell’Alfa Romeo di Arese che il Teatro alla Scala ha accolto con viva partecipazione...». Gli stessi dipendenti del Teatro hanno fatto sapere di voler devolvere due ore dello stipendio di dicembre in favore degli operai. «Una colletta? Ci penserò anch’io», ha sorriso il sindaco Gabriele Albertini. Pure lui vagamente ironico: «Abbiamo trovato questa formula anche per non avere contestazioni, tipo lancio di vernici e cose del genere. Certo che il comunicato era un po’ fortino, però...».
Il sindaco, comunque, non è calato ex machina ma si è presentato in tram. Perché la prima scaligera è stata anche l’occasione di inaugurare la famosa «metrotranvia» di 4.920 metri, compresi seicento in galleria, dodici fermate fra piazzale Lagosta e Precotto in meno di tre anni. Partenza memorabile: ci si dovrebbe muovere alle 16,45, ma cinque minuti più tardi il sindaco Gabriele Albertini guarda fuori dal vetro un po’ perplesso, si chiudono le porte e il suo vice Riccardo De Corato, agitatissimo, urla all’autista: «Ma che fate! Aprite! Perché non aprite ’sta porta? Manca Tronchetti!». Conciliaboli, trilli di telefonini, e tutti quanti ad aspettare ansiosi Marco Tronchetti Provera. Il quale, cose che capitano, ieri ha perso il tram. Ci doveva essere anche lui, infatti, all’inaugurazione della linea realizzata dalla Pirelli Real Estate. «Che fa ci raggiunge? Lo aspettiamo lungo il percorso?».
Finché il tram si muove, passa davanti alle luci del mercato comunale, gli avventori che occhieggiano stupiti smoking e abiti da sera e gemelli e parure e telecamere accalcati all’interno. Poi arriva la telefonata: «Si scusa, purtroppo era in ritardo, arriva direttamente in Teatro». E in tram si procede più rilassati, se non altro non l’hanno lasciato a piedi, il sindaco si distende e scherza in libertà. La Scala e il Tar, per cominciare: «Preoccupato? Ma se abbiamo vinto quindici a uno! È un problema tecnico, non è che il dirigente abbia firmato a capocchia, la giunta sapeva del progetto e risolverà la faccenda fra martedì e mercoledì».
I consiglieri d’opposizione: «Per loro c’è un’ipotesi di condanna ai lavori forzati, li faremo picconare nel cantiere, a Milly Moratti però daremo una piccozza d’argento, più fine». Muti che aveva suggerito, a quanto si dice, un abbigliamento sobrio: «Vedremo come si è vestito lui, certo che se fosse in jeans sarebbe un colpo da maestro». I disobbedienti: «Parlerò con loro un’altra volta, non vorrei che mi tirassero addosso la vernice, ho promesso alla mia compagna di tenere lo smoking pulito...». E rivolto a due bimbi: «Voi non siete disobbedienti, eh?».
Neanche venti minuti e s’arriva. Carlo Puri Negri, l’amministratore delegato di Pirelli Real Estate, si guarda intorno soddisfatto, «da quando hanno tirato la moneta contro la prima paratia - si usa così, sono molto superstiziosi - hanno completato la galleria in un anno, un record». Gli altri allungano gli sguardi stupiti: tutto tranquillo, davanti agli Arcimboldi, si vedono transenne ovunque e i manifestanti stanno confinati in fondo alla strada, è la prima volta che ci sono contestazioni accanto e non davanti al Teatro.
D’altra parte il piatto forte, l’Alfa, viene servito in Sala. I lavoratori non la mandano a dire, parole durissime anche contro l’esecutivo. Ma il ministro Castelli commenta sereno: «Sono solidale con i lavoratori dell’Alfa. C’è un grosso problema e il governo è impegnato a risolverlo». E il sottosegretario al Welfare, Maurizio Sacconi: «Sono ottimista, il dialogo non si è interrotto. Ma avrei preferito fosse stato un lavoratore dell’Alfa a leggere il testo, sarebbe stato più corretto». Certo, considera Roberto Formigoni, «il comunicato non dice tutto, ci sono aperture su cui vale la pena lavorare, però devo dire che la cosa mi ha fatto tornare giovane, molto giovane: decenni fa». Comunque, rassicura il governatore, la Regione è al lavoro: «Incontrerò di nuovo i lavoratori, bisogna studiare progetti di ripresa, siamo pronti a stanziare milioni in incentivi per i cittadini che comprano auto ecologiche prodotte in Lombardia».
La comprensione è generale, lo scultore Arnaldo Pomodoro sorride: «Ho trovato commovente l’apertura a sipario chiuso, anche la serata è stata meno pomposa del solito». Finché la musica torna protagonista, al buio luccicano i display che traducono il testo dell’opera, apprezzatissimi: «Lo trovo un uso molto civile», riassume per tutti Umberto Eco. L’epilogo è il trionfo degli artisti e del maestro Muti. Il quale, posata la bacchetta, ritorna sull’appello degli operai: «Quando la cultura può lanciare un messaggio, è sempre bene farlo. Noi stessi abbiamo difficoltà per la cultura però, come dicevano i latini, primum vivere... ».
Gian Guido Vecchi


Domenica 8 Dicembre 2002
CRONACA_MILANO
Premi e solidarietà ai lavoratori di Arese. Albertini: sul ricorso per la Scala abbiamo vinto, ora apriamo il cantiere
Gli operai Alfa sul palco di Sant’Ambrogio
Medaglia d’oro del Comune tra gli applausi. Dura protesta alla «prima» degli Arcimboldi
La festività di Sant’Ambrogio ha coinciso con la solidarietà ai lavoratori dell’Alfa. Perché sono state le tute blu di Arese i protagonisti della giornata di ieri. Alla mattina al Teatro Dal Verme con la consegna dell’Ambrogino d’oro del Comune e in serata agli Arcimboldi, dove in apertura della «prima» dell’ Iphigénie en Aulide hanno letto un comunicato dai toni duri in difesa del diritto al posto di lavoro. In entrambe le occasioni gli operai sono stati accolti da un lunghissimo applauso. Il debutto dell’opera lirica di Gluck è stato caratterizzato anche da una protesta davanti al teatro dei medici specializzandi, dei no global, degli inquilini Aler e degli abitanti della Bicocca. Intanto ieri il sindaco Gabriele Albertini è intervenuto anche sulla vicenda della Scala e della sentenza del Tar sui restauri: «Sul ricorso abbiamo vinto: ora apriremo il cantiere».


Corriere della Sera - Lunedi’ 9 Dicembre 2002
CRONACA_MILANO
Dopo il verdetto del Tar si studia un altro via libera al progetto
Consulto sulla Scala "Il cantiere va avanti"
La giunta prende tempo, oggi incontro con il ministro Urbani
Cantiere Scala, la faccenda si complica. Venerdi’ pomeriggio il Tar ha depositato la sentenza sul ricorso ai lavori della Scala e sia l’opposizione che la maggioranza hanno cantato vittoria: "E’ una questione formale, di un timbro e di una firma che dovranno essere apposte dalla giunta", ha minimizzato il sindaco Albertini. Ci si attendeva dunque, come era stato anticipato, che gia’ domani la giunta ratificasse il progetto Botta. Ma non sara’ cosi’: "Ci dobbiamo consultare - spiega il vicesindaco Riccardo De Corato - con i nostri avvocati e poi con tutte le parti coinvolte nella vicenda. L’avvocatura dello Stato, la Soprintendenza, i legali dell’impresa che ha in appalto i lavori, gli avvocati della Scala...". Le consultazioni cominciano oggi, con il ministro Giuliano Urbani che arriva a palazzo Marino per inaugurare la Sala Alessi. Dunque, ci vorra’ tempo. Anche perche’ gli amministratori di Palazzo Marino vogliono evitare di incappare in qualche altro stop di qualche altro tribunale amministrativo: "Faremo una delibera controllata riga per riga, virgola per virgola", torna a ripetere De Corato. La faccenda si complica, e le opposizioni hanno tutto fuorche’ intenzione di stare a guardare. E, tanto per cominciare, chiedono ufficialmente che la seduta dei lavori in consiglio comunale si apra questa sera con una relazione sulla Scala. Il presidente dell’aula, Giovanni Marra, si appella al regolamento: "Siamo in seconda convocazione perche’ la scorsa settimana e’ mancato il numero legale. In questo caso, dunque, non sono previsti articoli liberi dei consiglieri, salvo diverso parere dell’aula. Quindi, ne parleremo con i capigruppo".
De Corato e’ piu’ tranchant : "Io non devo fare nessuna relazione, perche’ c’e’ una sentenza e non sono io a doverla commentare. All’opposizione ripeto che faremo la visita alla Scala e in quell’occasione ci sara’ anche una relazione sullo stato dei lavori. Vogliamo organizzare una visita con tutti quelli che sono interessati all’intervento, compresi i sovrintendenti, l’ingegner Malgrande e il sovrintendente Fontana per la Scala".
De Corato ha poi un sassolino da togliersi: "Vorrei far notare che qui tutti stanno parlando di questo ricorso e di altri prossimi o eventuali, ma nessuno ne ha competenza. E’ stato lo stesso Tar infatti a chiarire nella sentenza che e’ ammessa al ricorso soltanto Legambiente, che peraltro finora e’ anche l’unico soggetto ad essere rimasto zitto. Tutti gli altri, tutti quelli che sbraitano, parlano e sentenziano, sono stati esclusi dal Tar perche’ non hanno titoli per ricorrere".
Un clima non esattamente di conciliazione con la controparte. Eppure, il capogruppo ds Emanuele Fiano insiste: "Vengano in consiglio a spiegarci come intendono muoversi dopo questa sentenza. Noi ci permettiamo di dare un suggerimento, partendo dall’invito del sindaco a muoversi in nome del bene comune della citta’: il bene comune, in questo caso, e’ che la Scala venga restituita ai milanesi, presto e bene. Quindi cerchiamo di fare delle riflessioni insieme, per scegliere insieme come rispondere al Tar".
Fiano ha un timore, che gia’ ieri aveva confessato Basilio Rizzo (Miracolo a Milano): "Se la loro unica risposta e’ che si riuniranno a decidere insieme con i loro avvocati, temo che si infileranno in un tunnel e che lo sbocco non sara’ il bene della citta’. Anche noi - prosegue Fiano - abbiamo consultato altri legali, e non ci pare che le cose siano cosi’ facili".
E. So.


Domenica 8 Dicembre 2002
I LAVORI NELLA SEDE STORICA
Il Tar: il cantiere non e’ regolare
Milano. Alla vigilia del primo Sant’Ambrogio senza il vecchio teatro alla Scala, il Tar ha accolto in parte il ricorso presentato da Legambiente: il cantiere per la ristrutturazione del teatro del Piermarini non e’ stato approvato dalla Giunta comunale e non e’ quindi regolare.
Secondo i legali dell’associazione, questo potrebbe provocare la sospensione dei lavori nel cantiere. "Il progetto dell'architetto Botta - spiegano i legali - non e’ stato discusso nella sede opportuna, la giunta comunale. Per questo, finche’ non sara’ approvato in quella sede, tutta l'opera gia’ attuata in realizzazione di quel progetto e’ da considerare abusiva".
Nelle scorse settimane, dopo anche i servizi di "Striscia la notizia" erano riesplose le polemiche contro il progetto di ristrutturazione; attualmente e’ stata quasi completata la "pars destruens", con l'abbattimento del palcoscenico e di tutte le strutture collegate. Il Comune di Milano e’ comunque soddisfatto della decisione del Tar e annuncia che "i lavori proseguono". Secondo i legali del Comune, infatti, i lavori relativi al Teatro alla Scala non sono sospesi perche’ quelli finora eseguiti sono conformi al progetto originale Parmeggiani.


Attualita’ spettacoli 06-DIC-02 20:33
Panorama.it
Scala: Tar Lombardia accoglie ricorso di Legambiente; Contro progetto di ristrutturazione del Teatro
ANSA:(ANSA)-MILANO,6 DIC-Il Tar ha parzialmente accolto il ricorso di Legambiente ritenendo che il progetto di ristrutturazione del Teatro alla Scala non e'stato approvato dalla Giunta. Questo, secondo i legali di Legambiente, comporterebbe la sospensione automatica e immediata dei lavori. 'Finche la Giunta non approvera' il progetto - ha detto il legale De Cesaris - tutta l'opera attuata in realizzazione di questo progetto si deve considerare abusiva'. Il Comune e' soddisfatto della decisione del Tar e annuncia che 'i lavori proseguono'.

CRONACA_DI_ROMA- 09/12/2002
STAMPA ESTERA
"Salviamo il Teatro alla Scala" Appello di associazioni e intellettuali
Oggi, ore 11.30, all’Associazione della Stampa Estera, in via dell’Umilta’ 83c, Comitato per la Bellezza, Italia Nostra, Legambiente, Vas e Articolo 21 saranno insieme per l’appello: "Salviamo il Teatro alla Scala, patrimonio del mondo". Presenti, tra gli altri, Vittorio Emiliani, Carla Fracci e Milly Moratti


IL NUOVO - (6 DICEMBRE 2002, ORE 20:00, aggiornato alle ore 22:20)
Scala, il Tar accoglie il ricorso di Legambiente
Il cantiere per la ristrutturazione del teatro del Piermarini non e’ stato approvato dalla Giunta comunale e non e’ quindi regolare.
MILANO - Alla vigilia del primo Sant'Ambrogio senza il vecchio teatro alla Scala, il Tar ha accolto in parte il ricorso presentato da Legambiente: il cantiere per la ristrutturazione del teatro del Piermarini non e’ stato approvato dalla Giunta comunale e non e’ quindi regolare.
Secondo i legali dell'associazione, questo potrebbe provocare la sospensione dei lavori nel cantiere. "Il progetto dell'architetto Botta - spiegano i legali, che hanno annunciato la decisione del Tar - non e’ stato discusso nella sede opportuna, la giunta comunale. Per questo, finche’ non sara’ approvato in quella sede, tutta l'opera gia’ attuata in realizzazione di quel progetto e’ da considerare abusiva".
Nelle scorse settimane erano riesplose le polemiche contro il progetto di ristrutturazione; attualmente e’ stata quasi completata la "pars destruens", con l'abbattimento del palcoscenico e di tutte le strutture collegate.
A stabilire che la procedura non e’ stata regolare e’ stato il Tar della Lombardia spiegando nel dispositivo che l'atto firmato da uno dei tecnici comunali e con il quale nel marzo scorso il Comune assegno’ la realizzazione esecutiva del cantiere e’, di fatto, ''innovativo''. Tale progetto dunque sarebbe dovuto passare al vaglio della giunta. Si tratterebbe, in pratica, di un ''nuovo'' progetto, approvato, come si legge nella sentenza del Tar, ''in spregio delle competenze della giunta''.
Ora l'esecutivo di Palazzo Marino, ha fatto sapere il vicesindaco Riccardo De Corato, si riunira’ immediatamente, forse gia’ domani, per approvare formalmente i disegni di Botta che secondo i ricorrenti non sono ''mera esecuzione'' del progetto precedente (motivazione accolta, appunto, dal Tar) ma un progetto ex novo. E secondo Basilio Rizzo, di Miracolo a Milano, la giunta non si era riunita a suo tempo per approvare il progetto ''proprio perche' sapeva che avrebbe dovuto rifare la gara di assegnazione''. Da subito, secondo gli avvocati che hanno sostenuto le ragioni dei ricorsi di Italia Nostra, altre associazioni ambientaliste e del consigliere di opposizione, i lavori del cantiere, nella parte che riguarda gli interventi progettati da Botta, dovranno essere sospesi. Per De Corato invece il cantiere sta procedendo nel modo conforme al progetto originario, dunque non ci sara’ nessuna sospensione.
L'avvocato Lucia De Cesari ha annunciato che ricorrera’ al Consiglio di Stato su altre parti della sentenza, quelle che riguardano la cosiddetta ''compatibilita’ ambientale'' del nuovo progetto, una parte su cui il Tar non ha accolto le ragioni dei ricorrenti.