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28 febbraio 2002
Dibattito/Incontroorganizzato da Legambiente,
Salvalarte2002 e Legambiente Polis


E' possibile scaricare la relazione redatta da Polis

Quanto segue e’ invece frutto di una rielaborazione di appunti presi durante la sessione di incontro (interventi con titolo in grassetto) nella quale sono stati inseriti i brani estrapolati dalla relazione di Polis (non in grassetto); ci scusiamo per eventuali imprecisioni ed inesattezze con i diretti interessati (i relatori).

Sostanzialmente dalla mattinata di dibattito e’ emerso quanto segue:

- la struttura meccanica del sottopalcoscenico a ponti mobili non solo e’ ancora perfettamente funzionante, necessitante di manutenzione minima, assolutamente ecologica, mai difettosa, sicura, ma e’ anche e soprattutto l’unico esempio di struttura che permette una estrema duttilita’ e frazionabilita’ del palcoscenico, consentendo di adeguarsi alle scenografie e non viceversa;
- solo per la fama mondiale che il Teatro alla Scala ha, non bisognerebbe assolutamente snaturarne la struttura: artisti ed interpeti di tutto il mondo bramano di venire a suonare alla Scala. Se l’acustica fosse pessima, che senso avrebbe?;
- ricordiamo l’esempio della avanguardista Francia: ha mantenuto integra la vecchia Opera, destinandola a spettacoli di tipo ‘tradizionale’ e ha costruito la nuova Opera per spettacoli moderni, con scenografie complesse e sperimentazioni non attuabili nella vecchia Opera;
- non si nega la necessita’ di adeguare certe strutture alle norme di sicurezza, ma teniamo presente che se si dovessero adeguare tutti i monumenti alle sempre piu’ numerose e variabili norme, allora ogni chiesa, ogni castello, ogni dimora storica ed ogni sito archeologico sarebbero da chiudere: sono operazioni da studiare attentamente.

Piu’ in dettaglio (e in ordine di intrevento):
L’arch. Mario Morganti ha segnalato come il progetto di ristrutturazione del Teatro, promosso dalla Fondazione della Scala e con il pieno appoggio della maggioranza al governo cittadino, comporti l’abbattimento di tutto il complesso scaligero oltre il boccascena, (Piccola Scala inclusa) ovvero delle parti piu’ antiche, risparmiate dalle bombe della guerra, e soprattutto del Palcoscenico con le sue attrezzature progettate dall’ing. Luigi Secchi negli anni trenta. Saranno ricostruite secondo un nuovo progetto dell’arch. Mario Botta, non ancora conosciuto, che in ogni modo alterera’ inevitabilmente l’assetto dell’edificio sia sotto l’aspetto struttivo sia morfologico, acustico e prestazionale.(vedi delibera comunale

Arch. Luciano Damiani - scenografo e regista
Non potendo intervenire per altri impegni, ha inviato un fax

Il Maestro Adriano Bassi ritiene che distruggere parti cosi’ significative del Teatro significa non avere rispetto per la storia. La Scala ha attirato musicisti ed artisti da tutto il mondo, professionisti che hanno voluto venire alla Scala proprio per il suo nome, la sua storia e le emozioni che suscita sia in chi si esibisce sia in chi ascolta. La conservazione del “suono tradizionale” che si sprigiona nelle mura storiche alla pari degli strumenti d’epoca concorre a conservare e restituire filologicamente la testimonianza storica della musica, bene che non puo’ essere distrutto..

Arch. Carla di Francesco - Soprintendente Regionale per i Beni e le Attivita’ Culturali della Lombardia
Assente: non se l’e’ sentita di partecipare per “suo imbarazzo personale”, anche perche’ non ancora in possesso dell’ultimo progetto presentato da Mario Botta e, quindi, non in grado di esprimere liberamente il suo parere.

Prof. Luisa Secchi Tarugi - Presidente Ist.Petrarca - Comitato per la Difesa del Palcoscenico del Teatro alla Scala
Gia’ nel 1997 era stata sollecitata dal sig. Astorri, capo ufficio tecnico della Scala, a muoversi in difesa del Palcoscenico ed aveva partecipato ad un’udienza pubblica comunale che verteva sulla Scala, alla quale aveva partecipato il vicesindaco De Corato che, allora, aveva espresso solidarieta’ ed appoggio al Comitato. Successivamente anche altri politici avevano mostrato di sostenere la battaglia di difesa (es. Gian Galeazzo Visconti di Modrone), ma solo per proprio prestigio personale in vista delle elezioni. Motivo per cui il Comitato si e’ dissociato e si dissocia da qualunque corrente politica che voglia abbracciare la causa e portare avanti una propria battaglia. Ha sottolineato l’assenteismo degli enti per la conservazione (Sovrintendenza, ecc), la voluta mancanza di ordinaria manutenzione che e’ stata invece fatta volontariamente dagli operai nel periodo di chiusura dell’attivita’ teatrale, a tempo perso. Ha inoltre ricordato la relazione stesa dall’ing. Cervellati, incaricato dal Ministro per i beni Culturali e Ambientali che aveva espresso parere favorevole ad un non intervento distruttivo del meccanismo del palcoscenico (vedere relazione).

L’arch. prof. Giuliana Ricci (ordinaria di Storia dell’Architettura al Politecnico di Milano) ha tratteggiato la storia bicentenaria del complesso, ponendo l’accento su come l’edificio si sia da sempre collocato in modo inscindibile, nei sentimenti e nell’immaginario dei milanesi.
“Nel 1943 gli edifici storici piu’ danneggiati dai bombardamenti sono stati la Scala ed il Cenacolo vinciano. Il fatto che si abbia voluto scegliere di riaprire prima la Scala rispetto al Cenacolo, per ridare ai milanesi un segnale di ripresa dopo la guerra, dovrebbe far riflettere sul valore simbolico di quest’edificio”.


Dott. Sandro Antoniazzi - Coordinatore Centrosinistra del Comune di Milano
Il Teatro degli Arcimboldi e’ stato aperto senza le dovute autorizzazioni. Stanno gia’ spostando le sedie della Scala senza averne l’autorizzazione scritta della Sovrintendenza. Ci sarebbe bisogno di un impegno corale dell’Amministrazione e non solo di una minoranza, ma purtroppo il Comune di Milano viene sempre piu’ estraniato dall’amministrazione della Scala a causa del fatto che la Scala e’ una Fondazione, di cui fa parte anche Tronchetti Provera (il quale, tra l’altro, non ha pagato i dovuti oneri di urbanizzazione al Comune per l’area Bicocca….). Vedranno di fare il possibile come opposizione. (ad Antoniazzi si sono brevemente unite le voci di Milly Moratti e Maria Baroni).

Sul criterio dell’intevento l’arch. Prof. Alberto Grimoldi (ordinario di Storia del Restauro al Politecnico di Milano), ha affermato che dagli anni cinquanta e’ cambiato il concetto di tutela e di patrimonio dal punto di vista tecnico della conservazione. Non si puo’ prescindere dalla stratigrafia del Palcoscenico, che ha ancora avanzi della struttura piermariniana (ancora oggi del tutto funzionante) perche’ l’architettura del restauro dovrebbe intervenire per aggiungere ed eventualmente integrarsi, non per sottrarre e cancellare frammenti di storia.

Sig. Biagio Barbaro – macchinista del palcoscenico
E’ stato oggetto di una lettera di richiamo da parte della direzione della Scala a causa delle dichiarazioni da lui rilasciate in un’intervista al quotidiano la Repubblica il 2 febbraio 2002 e, oltre a domandare al pubblico se sia ancora possibile parlare liberamente senza incorrere in sanzioni, ha dato la sua risposta a tale richiamo: il suo e’ stato “un grido di dolore verso un Teatro tanto amato” e che e’ stato costretto ad abbandonare in tutta fretta il 19 gennaio 2002 per catapultarsi in un cantiere aperto che solo l’impegno e la bravura dei macchinisti e del personale scaligero hanno permesso di rendere operativo, consentendo di fare lo spettacolo d’inaugurazione. Ha sottolineato che, con il nuovo palcoscenico, muore il mestiere del macchinismo, un mestiere, un’arte, una manifestazione di quell’artigianato che tanto si vuole promuovere e riscoprire al giorno d’oggi e che cosi’ invece viene fatto sparire. Si lascia un palcoscenico vivo e funzionante, pulsante di leve, corde, carrucole ed ingranaggi mossi manualmente per prendere in mano un palcoscenico morto, gia’ in panne prima ancora di essere inaugurato e che solo dopo una dura trattativa tra sindacato e direzione funziona solo in parte grazie ai miracoli dei macchinisti. E’ pericoloso, ci vogliono innumerevoli misure di sicurezza in piu’ rispetto a quello vecchio, non si apre in sezioni e tantomeno in pannelli. La cultura ha a cuore di difendere la manualita’ dei mestieri? Non sembra. “Siamo diventati gli schiavi egizi del terzo millennio”, adesso siamo adibiti solo a trasportare cose e smuovere carrelli, non c’e’ piu’ creativita’ e manodopera nel nostro lavoro. Facciamo che il 7 dicembre ritorni ad essere veramente un evento aperto alla cittadinanza milanese e non uno dei tanti e soliti eventi cultural-mondani.

D.sa Gilardelli – Consigliere comunale
Aveva gia’ fatto un esposto in seduta comunale il 20 settembre 2001 nel quale denunciava che il progetto della Bicocca era nato senza gara d’appalto e che il Parlamento Europeo aveva dato una multa che, oltretutto, non sara’ pagata dal Consiglio d’Amministrazione della Bicocca, ma dai privati cittadini milanesi. Inoltre il progetto di ristrutturazione del Teatro alla Scala, che per legge deve essere accessibile a qualsiasi cittadino, non e’ mai stato visibile, nonostante lei lo abbia a piu’ riprese richiesto. Ha ricordato inoltre ai milanesi che la Bicocca non e’ stata regalata da Tronchetti Provera e dalla Pirelli alla Citta’ di Milano, ma in massima parte e’ stata pagata dalle tasse dei cittadini.

L’arch. Carlo Catacchio ha spiegato il funzionamento tecnico del sottopalcoscenico, spazio scenico frazionabile e duttile che si adatta alle scenografie e non viceversa, progettato dall’ing. Luigi Secchi ed eseguito dalla ditta Stigler di Milano per ottimizzare le prestazioni d’allestimento.L’impianto si adatta alla pendenza del Palcoscenico originale del Piermarini ed ha un funzionamento idraulico. E’ unico al mondo, altamente sofisticato, ma in 63 anni di funzionamento non ha mai presentato guasti o avarie.Eliminando la tradizionale messa in scena degli spettacoli ha detto Biagio Barbaro, macchinista di palcoscenico, muore il mestiere del macchinismo, una vera arte, una manifestazione d’artigianato ad alto livello. Si dismette un palcoscenico vivo e funzionante, pulsante di leve, corde, carrucole e ingranaggi mossi manualmente per sostituirlo con uno spazio scenico piu’ simile ad un set televisivo che ad un Teatro.

L’arch. Edo Bricchetti, (cultore d’Archeologia Industriale), ha affermato che la Scala e’ un museo vivente che unisce l’immateriale (la musica) con il materiale (l’edificio) e la tecnologia in modo armonico. E’ un valore della civilta’ della memoria e come tale irrinunciabile ed e’ irripetibile ed unico, ha influenzato considerevolmente un certo periodo della storia dell’uomo, celebra il genio creativo dell’uomo ed e’ percio’ un bene che risponde ai requisiti richiesti dall’UNESCO per considerarlo “Patrimonio dell’Umanita’”. Occorre che al piu’ presto lo si decreti ufficialmente

Ing. Moretti – esperto di acustica archittettonica*
La Scala e’ nata come Teatro lirico e l’acustica, per un tale repertorio, puo’ essere considerata buona. Quello che non riesce a far capire e’ che a seconda del tipo di musica che si desidera proporre in un qualsiasi Teatro, -che sia sinfonica, lirica, da camera o solistica-, ci vuole un’acustica specifica. Pertanto non si puo’ pretendere che alla Scala l’acustica sia perfetta per ogni tipo di rappresentazione. L’ideale sarebbe che la destinazione d’uso del Teatro fosse solo quella originale, cioe’ per la lirica, e che si lasciasse a tutti gli altri teatri del circuito milanese (se fossero in grado di coordinarsi tra loro senza sciocche rivalita’) il compito di sopperire alle altre necessita’ con acustiche studiate appositamente.
*(ha messo a punto l’acustica dell’Auditorium san Gottardo ed e’ stato incaricato dal Teatro dal Verme di risistemare la sua acustica).

Prof. Avv. Pierluigi Mantini
Non e' potuto intervenire: mettiamo online la sua interrogazione parlamentare